Rifugiati, "Le migrazioni scuotono l'UE, dunque tocca ai cittadini evitare il crollo"

ROMA - Per l'Europa è una questione di dignità. La società civile del Vecchio continente deve riprendere l'iniziativa, per superare l'impasse dei governi di fronte alla crisi dei rifugiati. Se le istituzioni non ce la fanno più, se la portata epocale dei nuovi fenomeni di migrazione scuote le fondamenta della costruzione europea e nessuno sembra capace di vedere un modo per evitarne il crollo, allora tocca ai cittadini, che della casa comune sono i padroni. Ne è convinto profondamente Marco Braghero, anima dell'organizzazione Peace Waves e ispiratore del movimento "Saltatori di muri, costruttori di ponti" (per ora il punto di riferimento è l'omonimo gruppo Facebook).

Per non diventare complici. L'idea di base è molto semplice: di fronte alla inattività si rischia di diventare complici. E invece è importante che siano le popolazioni a ricordare quali sono stati i valori alla base della costruzione comunitaria, che non vanno lasciati solo in mano allo zelo di qualche burocrate. Altrimenti il rischio è una strada in discesa verso l'indicibile: oggi i campi di raccolta e lo spray al peperoncino, domani la marchiatura, e poi verrà il momento i migranti scomodi non appaiono più come esseri umani, ma come peso di cui ci si può disfare senza troppi scrupoli.

Un manifesto che invita ad agire. Quello lanciato da Peace Waves e da gruppi collegati di altri paesi è una sorta di manifesto per la chiamata all'azione. Anzi, a cinque azioni, tutte collegate a un obiettivo molto concreto: la realizzazione di un corridoio umanitario che apra la strada dell'Europa ai disperati inseguiti dalla guerra in nome della dignità umana come valore fondante dell'Unione europea. Questi sono i passaggi concreti indispensabili:

1)    Costruire un gruppo di pressione

2)    Trovare i mezzi di finanziamento

3)    Raccontare le storie dei rifugiati

4)    Introdurre tecniche di dialogo

5)    Costruire équipe multiprofessionali capaci di agire sul campo

Il rischio di un Alzheimer collettivo. "E' una grande opportunità", dice Braghero, veterano di imprese di solidarietà con una decennale esperienza di Afghanistan: "Si devono cambiare le regole, evitare di cadere nell'eterno paradigma della paura e del controllo. Dopo trent'anni di aggressioni tv, rischiamo di trovarci preda di un Alzheimer collettivo, dimenticando il senso della fondazione dell'Europa. Nel '48 non si pensava certo a muri e filo spinato".

Coraggio e mitezza. L'idea ha raccolto entusiasmo: primi fra tutti gli sloveni del gruppo Frontabrezmeja ("Antirazzisti senza Frontiere"), molto presenti on line ma allo stesso tempo attivissimi a raccogliere aiuti concreti per chi sta attraversando il loro territorio. E' loro l'iniziativa del festival antirazzista "Open Borders" che si tiene in questi giorni a Lubiana. Ma anche gruppi serbi, croati, austriaci, tedeschi stanno rispondendo all'appello, per avviare un'azione che sia ispirata da "coraggio e mitezza". Perché alla fine, l'Europa è patrimonio di tutti, ed è un'idea troppo preziosa per lasciarla gestire ai politici.

  • Fonte:
  • www.repubblica.it
  • www.corriere.it

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